Effigi di nulla si parano al proggetto, con dubbi d'incombenze che spezzano il respiro. Su colli di speranze s'infila un sospiro, che punta il disegno all'ala d'un problema. Voglio solitudine d'intenti...
Solitaria è la cresta di dubbi sempre bianchi, fa già d'un gran solstizio la pialla del destino, se a tanti ardori calvi sopportasti la mollezza, illumina la vacua sepoltura di sapienza. Beccheggi nel brusio d'un dedito declino, che santi di paura indussero al badile, ma come di ventura lo scalpo fa saggezza, così la cella vanta il fulcro di capienza.