Abbattimento di voci che comunicano il nero, con lunghi vuoti a parare l'insolvibile. Un cane che ruba pezzetti di nulla, in spazi di vuoto che svuotano l'anima. Perchè proprio tu?
Effigi di nulla si parano al proggetto, con dubbi d'incombenze che spezzano il respiro. Su colli di speranze s'infila un sospiro, che punta il disegno all'ala d'un problema. Voglio solitudine d'intenti...
Febbrili mancanze di vecchie bugie, scandite da menti che invocano gola. Di vuoti e carenze s'uccide il pensiero, che scivola libero in bianche speranze. Non chiedo maggiore, ma il nulla mi svuota...
Statue di nulla s'appigliano al vacuo, flussi di ore disegnano un coro. La mente s'adula nel piccolo ardore, e buche di pali annunciano vita. Sogni e speranze che sanno di burro...
Dove l'urlo della fionda cura il suo cammino, la tua ancora di stelle completa la mansione. Quando il bandolo del bove infiamma la risaia, le lettere di sale s'adornano al tuo fungo. Cedesti la guantiera al magico sellame?
Solitaria è la cresta di dubbi sempre bianchi, fa già d'un gran solstizio la pialla del destino, se a tanti ardori calvi sopportasti la mollezza, illumina la vacua sepoltura di sapienza. Beccheggi nel brusio d'un dedito declino, che santi di paura indussero al badile, ma come di ventura lo scalpo fa saggezza, così la cella vanta il fulcro di capienza.
Frantoi di canzoni che dipingono emergenze, nella casa delle buste di filari disagiati. Cataste di madri che ascoltano il declino, con giusti mercati di stolti cambiamenti. Lontano, lontano, lontano...